domenica 9 giugno 2019

E la gelosia?


“Come hai fatto?? E la gelosia?? A me mette pensiero farne un altro!”

A questa domanda ho risposto parecchie volte. 
Non c’è una ricetta scritta, non c’è un manuale che da le dosi, ma non è nemmeno scritto da nessuna parte che i bambini siano tutti uguali, che il primo sia per forza l’angelo della situazione ed il secondo il figlio segreto di Satana.
C’è però una cosa che funziona.
Pensare sempre che cosa faremmo noi nei loro panni.

Quale cosa vi fa ingelosire? Cosa scatena in voi mamme la gelosia?
A me non essere considerata, essere scansata, non essere al corrente, parlare costantemente di altri e non di me. Elogiare altri e non me, questo mi fa ingelosire!

E così ho fatto. Ho pianificato il loro incontro per mesi. Saremmo stati solo noi e il grande avrebbe avuto tutto il tempo per studiare il piccolo.
Nessuno prima di lui. Nessuno.
E così è stato lui a presentarlo agli altri.

Da lì il piccolo è entrato nella nostra normalità, noi abbiamo continuato a fare quello che facevamo prima e lo abbiamo fatto introducendo piano piano il piccolino. 

Il primo bagnetto lo abbiamo fatto insieme, i pannolini? Insieme.
Finché non è stata la normalità... ed è arrivato il primo: “no mamma, Andrea puzza!”

Non c’è la necessità di escludere i grandi, non pensate sia impossibile fare tutto con due bambini, è più semplice insieme che cercare di escludere il grande per non so quale strano timore.

Dite a nonni, zii e amici che basta salutare tutti allo stesso modo, chiedere al Fratello Grande come sta andando... lui saprà fare gli onori di casa e presentarvi il Fratello Piccolo, anche a 2 anni.

E poi?? Poi crescono e diventano la Banda Bassotti!
Elementare Watson!

sabato 1 giugno 2019

Facile non è semplice


Corro spesso, con tutti e due, uno seduto nel passeggino, l’altro in piedi sulla pedana. 
Corro e parliamo, ci raccontiamo e spesso non guardo gli altri, me ne frego, ho il mio mondo su quelle 6 ruote e non mi interessa altro.
Siamo stati lontani mentre ero al lavoro e loro a scuola, dobbiamo recuperare.
Ogni tanto se rallento, però, sento: ma come fai! Due! Così piccoli! Che coraggio!

A quante di voi è stato chiesto come riuscite a fare quello che fate?
A me tantissime volte.
Ed io ho sempre risposto che non lo so come faccio, non lo so davvero! Lo faccio e basta.
Ehhh! La fai facile tu!

Sicuramente facile non vuol dire semplice, ma io nella mia vita incastrata all’ultimo secondo ci vivo bene.

Ci vivo bene a non farmi scappare nessuna occasione, nessuna opportunità, nessuna nuova esperienza solo perché ho due bambini.
Faccio tutto con loro. Facile! Non semplice.
Una nuova ricetta? La facciamo insieme.
Un restyling di un mobile? Insieme.
Giardinaggio? Una paletta ciascuno.
La spesa? In tre.
Le pulizie? A sei mani.
La faccio facile, non è semplice, ma credetemi, è la soddisfazione poi grande di ogni giorno!
E voi? Come rispondereste?
Elementare Watson!  
Eccolo il mio post di oggi per le @mammepulp!
Alla prossima, @elisa_riccardi

lunedì 27 maggio 2019

La Paura

Il tema di questo #lunedìpulp è di @elielegibo : 

Quanto della tua vita è influenzato dalla paura? E quanta paura è creata solo dalla tua mente?
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Ho pensato un bel pò a questo tema. E' tutta la settimana che mi chiedo cosa mi fa veramente paura.
La mia paura più grande è la mia più grande fragilità...
Non ho paura di uno scontro verbale, non ho paura di difendere le mie idee, non ho paura di dire come la penso, non ho paura di dimostrare quello che valgo.

Ho paura di apparire. 
Ho paura di essere guardata. 
Ho paura di leggere negli occhi della gente il disprezzo per il mio aspetto.
Ho paura della bilancia. 
Ci salgo e con sconforto continuo a mangiare.
Sto iniziando a volermi bene, sto iniziando a pensare a come migliorare, ma gli sguardi maligni, le vocine, mi fanno male, mi fanno paura.

Che poi, se mi guardo, io mi piaccio. 
Mi piaccio e nonostante tutto vince la paura (sta stronza).
So chi posso essere, so chi ero e chi potrei essere, ma spesso la mia testa mi inganna.
Mi fa pensare che ormai sono così.
#ormaiuncazzo mi sto dicendo ultimamente, vorrei scrivermelo sulla pelle.

E allora mi alleno, cerco di mangiare meglio... ma la paura è vigliacca.
Si nasconde nei momenti tristi e ti mostra le tue debolezze, i tuoi rotoli, le tue braccia cicciotte.

E dunque, brutta stronza, adesso le braccia te le mostro io. 
E vediamo chi vince.
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Elisa, Ciccia e Ricci post allenamento. Maggio 2019




Tempo

Il tema di questo #lunedìpulp è di @sailor_taycu: 
Tempo tiranno, tempo regalo di ogni giorno, tempo di qualità e tempo perso. la scelta difficile di ogni giorno è come usarlo e da quando siamo madri ancora di più sembra centellinato. Altre volte invece si ferma, come per incanto. O no?
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Questa volta scrivere per me è difficile.
Io sono in continua lotta con il tempo, per me sempre troppo poco per seguire le mie passioni, troppo sacrificato e troppo di corsa.
Era poco prima, quando i bambini non c'erano. Scoutismo, Coro Gospel, Università, Feste di compleanno per bambini. 
E' rimasto poco quando passavo 10/12 ore in laboratorio e non riuscivo nemmeno a respirare. 
Ora è poco, perché vorrei passare coi miei bambini del tempo buono, ma poi lo ritaglio dalle lavatrici o dalla cena da preparare.
Ho imparato una cosa però.
Qual poco che rimane per noi dal sonno e dal lavoro lo voglio vivere senza correre.
Quel tempo non tornerà indietro e voglio respirarlo piano.
Cerco di incastrarmi le giornate al millimetro per poter giocare a giochi nuovi nel pomeriggio, per evitare di fare faccende di casa con loro.
Faccio le cose per me o per la casa quando dormono.
Non so se lo sto facendo bene, ma l'impegno, per lasciare ai miei figli un bel ricordo della loro infanzia con la mamma, ce lo sto mettendo tutto.
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Una volta dissi a Simone: 
"Sbrigati, dobbiamo andare a scuola! Il tempo è tiranno!"
Lui con sguardo perplesso: "Un T-RESSSS?!?"
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Simone, Papà e il T-RESSSS, Oasi del WWF di Macchiagrande, Aprile 2019

domenica 19 maggio 2019

Elementare Watson: l'agenda.

Tutti abbiamo mille e uno cosa da fare e da ricordare, ma una mamma deve mettere insieme le esigenze della famiglia, dei figli, del lavoro e soprattutto le proprie.
Quella sensazione di aver sempre qualcosa che ci sfugge, qualcosa che dobbiamo per forza tenere a mente e ci torna continuamente il pensiero "mi sarò ricordata tutto??", capita anche a voi?
Quando le cose sono troppe da tenere a mente succede (è umano cazzarola) di dimenticare qualcosa o di non riuscire a fare qualcos'altro.
Quello che faccio io è cercare di alleggerire la mente scrivendo le cosa da fare su un'agenda (io, confesso, non ho mai smesso di avere un diario/agenda nella borsa dai tempi del liceo).

Questo strumento mi consente di togliere quel peso inutile di pensieri ricorrenti.
Il mio consiglio è: mettete in file le idee e scrivete.
Scrivere le cose ha un sacco di benefici: 
1.Mentre scrivete le cose le fissate nella mente e una cosa scritta è difficile da dimenticare; 
2.Avere un unico posto dove annotare tutto vi evita post-it e bigliettini ovunque; 
3.Scrivere e mettere in fila le cose da fare ci rende consapevoli della mole di lavoro che ci aspetta e ci insegna a pianificare e ottimizzare il tempo; 
4. Il tempo che dedichiamo alla scrittura ci consente di pianificare, ma anche analizzare le giornate: scrivere i nostri pensieri, le nostre riflessioni ci aiuta a digerire giornate pesanti e ad affrontarne nuove.
Molti usano più agende, una per il lavoro, una per i figli, una per la casa... ma credetemi è uno sbattimento infinito.
Usatene una e passateci 3 minuti la sera prima di andare a dormire.
Io scrivo le mie giornate, cosa è andato bene, cosa è andato da schifo e guardo il giorno successivo: se ho scadenze, sono già pronta ad affrontarle.
Scrivere aiuta a metabolizzare situazioni spiacevoli, a farvi i complimenti per giornate piene e positive, non solo... scrivere di un problema, il fatto stesso di dover mettere per i scritto i vostri pensieri, aiuta tantissimo a sistemare le emozioni dentro, provato.
Per scriverne le emozioni vanno sistemate e razionalizzate e a me aiuta un sacco, mi scarica.
La mia agenda è piena di colori e adesivi (Aliexpress docet! con 2€ avrò acquistato circa 500 adesivi!).
Provate a rendere la vostra carina e simpatica, soprattutto per essere invogliate a guardarla e a prendervene cura.
Basta un quaderno eh!
Domani è lunedì ed inizia una nuova settimana, che dite, ci proviamo a mettere tutto in fila?

La mia agenda e i miei adesivi!
Da @elisa_riccardi è tutto, a domenica prossima! Stay Tuned! 

venerdì 10 maggio 2019

Mamme a Incastro

Quante di voi erano e sono ancora campionesse di Tetris? 
Incastravamo blocchetti colorati su uno schermo, mentre oggi incastriamo lavoro, famiglia, figli, spesa e cura della casa e siamo decisamente più brave che con i blocchetti colorati.
Alzi la mano chi non lo fa.
E chi di voi impazzisce dietro questo gioco infernale? 
Quante mani alzate?
Troppe. 
Avete mai pensato che tutto quel tempo che ci disperiamo per organizzarci è tempo perso?
Le cose si fanno prima, e con meno fatica, se le pensiamo una alla volta, come con il tetris. 
Nel tetris se non si pensa un pezzo alla volta, il livello non si passa mai. 
Se speriamo di ritrovarci il pezzo perfetto, aspetteremo invano! 
Una dopo l’altra le cose ci sembreranno semplici e meno pesanti.
Tutte insieme, inevitabilmente sembreranno montagne insormontabili. 
Semplifichiamoci la vita, non ce l’ha detto mica il medico che “più complicato è più bello”.
Da quando affronto così la settimana, ho addirittura più tempo per me... provare per credere.

Se in questo modo tutto non è perfetto come ci dicono che debba essere, se tutto non torna al millimetro... fate così:
Alla fine della giornata, quando tutti dormono, sedetevi e pensate a tutto quello che avete fatto... non a quello che manca ancora da fare, quello che avete, che abbiamo fatto.

Siate orgogliose di voi stesse mamme!

Siate orgogliose della vostra forza, 
siate orgogliose dei vostri figli e di quello che ogni giorno fate per loro.
Accettatevi e amatevi. 
Guardatevi ogni tanto con gli occhi dei vostri figli, per loro siete perfette così. Incredibile vero?

Auguri Mamme!

(Alzate il volume che, se casca tutto, la soluzione è una bella risata!!!)
[prossima settimana mettiamo le cose in fila, vi va?]



lunedì 6 maggio 2019

Rilassati, non sei Wonderwoman!

Avrei potuto fotografarvi solo la piattaia,
come nelle migliori foto di Instagram,
ma intorno c'era questo.
Il tema di questo #lunedìpulp delle @mammepulp è di @smulfy.
"Rallenta, fermati, vivi. Perché Wonderwoman non esiste"

Ora, dire a me che Wonderwoman non esiste mi sembra un tantino azzardato (IO AMO WONDERWOMAN!), ma... pensandoci bene, alle volte per questo motivo vorrei scappare di casa.
Apro la porta e sembra siano passati i ladri.
Montagne di panni da piegare, giochi ovunque, letti da rifare, lavastoviglie da caricare o svuotare (scegliete voi), figlio grande per una mano, figlio piccolo in braccio, zainetti, spesa, passeggino.
Una mamma non può essere stanca, non ne ha il diritto.
Ci sono giorni in cui il "devo" schiaccia ogni mio desiderio, fatico, arranco, mi manca il respiro.
Ci sono giorni in cui guardo tutto questo e mi siedo sull'unico centimetro di divano rimasto libero, prendo il cellulare, un libro e stacco il cervello. I bambini giocano in camera loro e io vado in stand-by.
Questi giorni sono sempre di più ultimamente, ho capito (un pochino tardi, ma ho capito), che ho un estremo bisogno di ascoltarmi, di seguire i miei desideri, di riprendere me stessa e non essere quella che da impiegata entra in casa e si trasforma in colf o baby-sitter e via fino alle 22.00 quando perde i sensi e cade nel letto. Sì, perché io non vado a dormire, io svengo.

E se viene qualcuno? #sticazzi, sono una e non posso sempre arrivare ovunque. Se viene qualcuno muovesse le mani e mi aiutasse piuttosto.
E la cena? Minestrina per i nani e piadine per noi, oppure pizza!
Ultimamente ho imparato a dire no. No, non ce la faccio. No, voglio rimanere a casa. No, ho bisogno di tempo per me. No, non esco.
E' un traguardo ammettere di essere stanca, io che volevo casa in ordine, cena pronta, bambini impeccabili... e mamma elisa sfinita.
Ho ripreso a leggere, progettare, scrivere. Sono meno stanca e più felice e se venite a casa mia, fate attenzione ai giochi per terra, si scivola sapete??
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Casa mia, Maggio 2019




lunedì 29 aprile 2019

Fare la mamma o tenersi il lavoro?

Mamme, donne divise a metà tra lavoro e famiglia.

e tu, da che parte sei finita??

La domanda di questo #lunedìpulp delle #mammepulp è la mia, avevo bisogno di parlarne, di raccontare, di dire la mia ed eccomi qua.

Scrivo per dire la mia... e la mia esperienza dice che non sono le aziende che fanno il male alle mamme nella nostra società, sono le persone, quelle che fanno più male. 

Per quanto mi riguarda, il rientro al lavoro dopo una gravidanza l'ho vissuto due volte.
La prima, nonostante fossi rientrata e Simone aveva appena nove mesi, sono riuscita a tenere il mio turno di 40+2 ore settimanali, mi è stata data la possibilità di spalmare queste ore su sei giorni invece che su 5 e riuscivo addirittura ad andarlo a prendere a scuola. 
Ero stanca, incastravo le mie giornate al millimetro, ma seguivo mio figlio e avevo il mio lavoro.
Sono rientrata e avevo ancora il mio ruolo, la mia scrivania e la possibilità di seguire progetti nuovi, la mia maternità era un valore aggiunto.
Quando rimasi incinta, avevo paura a dirlo, il mio capo mi disse: 
"Stai scherzando vero? E' una cosa bellissima!"
Ero contenta.

Solo dopo mi sono resa conto di quanto, in questa vicenda, fossi stata fortunata.

Seconda gravidanza, a rischio e quindi subito a riposo. 13 mesi di assenza totali, tra gravidanza e post partum. 
Sono rientrata al lavoro che Andrea aveva appena sei mesi, sono rientrata perché sapevo che ero mancata tanto tempo e tenevo al mio lavoro e volevo rientrare il prima possibile.
Avevo messo già in preventivo di poter prendere un part time e, per correttezza, avevo chiesto un colloquio prima di rientrare proprio per chiarire subito la mia difficoltà di mamma.

Unico neo, gli attori in questo atto, non erano più gli stessi. 
Gli attori, attenzione.
- "Part time?? Ah, noi avevamo in preventivo un progetto di crescita per te, visto le tue esperienze, ma con il part time, non puoi."
(primo ricatto velato da finto dispiacere)
- "Sono in allattamento per i prossimi sei mesi ed equivale ad un part time, posso dimostrare che posso farcela, posso farlo."
...
- "Elisa, devi scegliere cosa devi fare, la donna in carriera o la mamma"
- "Bè, io non scelgo, io faccio tutte e due"
(grazie del conforto eh)
...
Rientri al lavoro e nemmeno la decenza di farti trovare un posto a sedere, mancava la scrivania, la sedia ed il pc era imballato.

Ero ai piedi dell'Everest e avrei dovuto scalarlo a mani nude.

Ho capito che avrei dovuto avere ben in testa il mio obiettivo, incassare e come sempre andare avanti, testa bassa. 
Avrei di nuovo dimostrato quanto valevo.
Avrei dovuto cambiare gli attori in gioco, spostare le mie competenze per cambiare gli attori.

Sapevo, che prima o poi qualcuno avrebbe capito di nuovo cosa potevo, sapevo e volevo fare.
Qualcuno.
Se non incontrate quel qualcuno, donne, la vostra gravidanza e i vostri figli verranno sempre strumentalizzati per farvi sentire in difetto. 
Non permetteteglielo mai. 
Incazzatevi, sbattete e urlate che non è così!
Ricordate sempre, i vostri figli sono il vostro valore aggiunto, la vostra forza, quello che muove il vostro mondo. 

Di cacca ve ne faranno ingoiare tanta, ma se pensate che quel vostro spazio, quella vostra indipendenza economica sia parte di voi, non mollate.
Per una mamma, la fatica all'inizio sarà doppia. ve lo assicuro, ma non mollate per darla vinta ad altri, mollate solo se la gravidanza ha spostato le vostre priorità.
Capi, colleghe, colleghi... nessuna solidarietà? Non abbiate paura di dire la vostra, non sempre c'è bisogno di un alleato per andare avanti, la vostra battaglia è vostra. Punto.

"Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior." 




Ah. Io, adesso, sono di nuovo contenta.
C'è voluto un anno intero, non un giorno, ma io sono di nuovo contenta.

lunedì 22 aprile 2019

Ostacoli e Cambiamenti

Ed ecco il #lunedìpulp, con il suo tema...
devo dire che questa volta è stato veramente difficile scegliere di cosa parlare, la domanda di questo lunedì è:
Qual è l'ostacolo più difficile da sormontare? E quanto ti ha cambiata?

Nella vita di tutti esistono ostacoli, nella mia ce n'è uno che ha messo in crisi il mio profondo essere.
Anche al lavoro, in diversi colloqui mi hanno sempre attaccato addosso la "sindrome della prima della classe", quella che fa sempre le cose come vanno fatte, che se c'è una regola si rispetta, se c'è un compito si fa, se c'è una procedura si segue.
Quella che non ha fatto mai sega a scuola, capite??

Quella che al lavoro si fanno le cose come devono essere fatte. Punto.

Quella che in famiglia ha per anni violentato i suoi sentimenti e fatto quello che andava fatto per il rispetto (quale rispetto??), perché le persone più grandi si salutano, perché non si risponde a chi è più grande di te, perché perché perché...
Ecco, questa favola è durata finché di mezzo non ci sono finiti i miei figli.

Ho salutato parenti perché dovevo, perché sennò la gente chissà poi che dice… perché poi LORO chissà poi che dicono (gole profonde di maldicenze e brutte parole), ho salutato parenti che per anni si sono girati dall'altra parte, perché io ero "più piccola" e DOVEVO, loro più grandi e POTEVANO non rispondere al saluto.
Auguri di Natale fatti perché si devono fare: abbiamo speso soldi per regali che poi abbiamo visto riregalati o buttati via.
Ho ingoiato tutto per anni, finché questo atteggiamento non ha toccato i miei figli. 
In realtà mi sono salvata da questa sindrome quando di mezzo a questo meccanismo becero e medievale è finito mio figlio, il primo.
L'ennesima violenza è stata quella di dover invitare persone al suo battesimo perché andavano invitate sennò poi la gente che dice.
Coraggio a quattro mani, vado.
L'invito viene rifiutato perché non erano stati resi abbastanza partecipi della mia gravidanza.

Ecco. In quel momento la mia testa è cambiata.
Il cambiamento più forte e violento che abbia mai vissuto. Ho sentito l'istinto prevalere sulla ragione, il senso di protezione verso un bambino innocente, che di quelle dinamiche insensate non poteva pagare le conseguenze.
Ho vomitato TUTTO quello che avevo dentro, anni di "soprusi" verbali, angherie per imporre il proprio ego sugli altri, ingiustizie (provate a spiegare a una bambina di 7/8 anni che i regali incartati sotto l'albero erano per altri nipoti, mentre per voi c'era una bustina chiusa, provate a spiegare questo a una bambina a cui in casa non hanno mai insegnato a barattare il proprio affetto per i soldi e poi vedete cosa ne pensa: A me hanno regalato carta agli altri i giocattoli, perché??).

Da quel giorno mi sono sentita libera. 
Hanno continuato la loro opera di malelingue, ma io mi sentivo e mi sento libera e forte. 
Hanno continuato per anni a sputare per terra quando mi incontravano, poi forse hanno finito la saliva oppure si sono finalmente resi conto che sono più forte.

Ho iniziato a dire la mia senza paura, senza temere il pensiero altrui, senza temere prepotenze assurde,

Ci sono voluti 34 anni per liberarmi, ma ora non mi ferma più nessuno.






giovedì 18 aprile 2019

Dove il cuore ride

Casa. 
Finalmente mi godo la bellezza della mia casa.
La bellezza dell’orto, che adesso cura mio padre, ma che mi ricorda come fosse adesso mio nonno.
Ricordo ancora quando mangiavamo quell’unica pera che l’alberello riusciva a malapena a tenere.

Un pezzetto io, un pezzetto lui.

Avrò avuto 3/4 anni, non di più.
Eppure è un ricordo vivo, come fosse ieri.
Oggi in quell’orto vanno loro, i miei figli.
Lui non li ha mai conosciuti, con Simone si sono mancati su questa terra per 20 giorni, ma, incredibilmente, gli ha lasciato i suoi occhi, il suo modo di mettere le mani sotto il mento. Incredibile.
.
Non ho abitato sempre qui, ma i miei ricordi più belli sono di questa casa.
La vera casa è quella dove il cuore ride. 
E qui il mio cuore ride sempre.

Simone, Orto di casa Mia, Aprile 2016

domenica 14 aprile 2019

Ti senti cambiata da quando sei madre?

Se sì, in cosa? E quale aspetto ti ha sorpreso di più?

Io non so quando sono diventata madre.

Come sempre non ho preparato nulla e scrivo di getto, su un treno per Firenze che pullula di ragazzini urlanti. #helapossofa
Quando studiavo ancora e avevo tanti sogni, diventare insegnante, ricercatrice, una con due palle così che spacca il mondo, ho sempre affermato che da grande, nonostante tutto questo sbattimento, 
da grande avrei voluto fare la mamma.
Fare la mamma però non è come scegliere di prendere un diploma o una laurea eh! 
Prendi un libro, studi, prendi appunti, fai esercizi. 
No non è decisamente così!

C’è chi nemmeno si guarda in faccia ed è già al terzo mese di gravidanza e chi... come me, li sogna, li desidera, li vorrebbe più di ogni cosa al mondo e loro, nulla. 
Non vengono.
Visite, analisi, medici... Tutto a posto Signora, arriverà. 
Visite, analisi, specialisti... strano, tutto a posto! 
E di rimanere incinta nemmeno l’ombra.

Dopo quattro anni di pellegrinaggi, analisi, esami improbabili, qualcuno si accorse che forse se mi operavo e toglievo giusto un paio di fibromi, l’endometriosi ed un polpo, forse le cose sarebbero state più semplici... una puntina eh!
E così un giorno, quando a questa faccenda della mamma ci pensavo meno perché mi ero appena operata e avevo cambiato mansione al lavoro... mi accorsi che avevo sforato il famoso 28simo giorno.

“CAXXO SIAMO A 31!”

Farmacia, pipì, due lineette ed ero mamma. 

Nel fisico finalmente, nel cuore e nella mente credo di esserlo sempre stata. 
Ero già mamma con mia sorella piccola, ero già mamma quando ho sempre pensato più agli altri che a me stessa, ero mamma nelle amicizie... non ho sempre “sacrificato” me stessa per gli altri, ovviamente sbagliando (ma questa è un’altra faccenda).

Cosa è cambiato rispetto a prima??
Ho più sonno, ho una casa che è un casino, ho più panni da piegare e penso per tre, ma se ci penso bene bene con i miei mille interessi e i miei mille lavori io avevo una casa che era un casino anche prima (ora ci sono i giochi, prima erano libri, carte, colori, legno... di tutto!), i panni erano un po’ meno si, ma ora ho l’asciugatrice (ahahah! #daje), prima pensavo per tre ugualmente perché non erano i miei figli o mio marito, ma era più mia sorella o l’amica di turno della quale mi ero presa in carico i malanni del periodo.


Cosa mi ha stupita??
Che nonostante l’avessi sempre immaginata la maternità, non pensavo mai che mi potesse dare così tanto! Mi ha ricordato di non abbandonare mai il bambino che abbiamo dentro, di non soffocarlo, perché è la parte migliore di noi. 
Mi ha insegnato a sopravvivere a notti insonni e a giornate infinite, altro che Wonderwoman.
Mi ha insegnato che è dannatamente vero che l’amore non si divide, ma si moltiplica.
Mi ha insegnato che una mamma felice è la più grande benedizione per i propri figli. 
Mi ha insegnato che una mamma è proprio una con due palle così che spacca il mondo, che crede ancora di più ai suoi sogni, che non si sente mai arrivata perché il viaggio più bello lo sta facendo al fianco dei suoi figli.